Abbiamo parlato nel dettaglio della Protezione Strutturale, in ambito di Protezione Passiva dal Fuoco, fissando un particolare focus sulle principali discontinuità, riscontrabili su pareti o solai, che potrebbero minare la capacità “REI” delle singole unità strutturali.

In questo articolo ci soffermeremo sui rivestimenti protettivi reattivi aventi come obiettivo primario, oltre alla sicurezza antincendio, quello di migliorare i requisiti di resistenza meccanica “R” degli edifici.

Piccola premessa: nel 2007 è stato predisposto un adeguamento della normativa italiana ai procedimenti di qualificazione europei tramite la pubblicazione del D.M. 16/02/2007Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione”.

I rivestimenti protettivi delle strutture, nella progettazione di un’adeguata strategia antincendio, vengono suddivisi sulla base delle loro tipologie applicative in:

  • vernici intumescenti;
  • lastre antincendio;
  • intonaci antincendio.

La scelta del sistema di protezione da applicare nelle varie situazioni progettuali tiene conto di molti aspetti differenti: esigenze architettoniche ed economiche, condizioni ambientali e resistenza al fuoco prescritta per l’edificio.

A questo punto è inevitabile l’insorgere di una domanda: quando è meglio utilizzare un sistema protettivo rispetto a un altro?

 

Vernici intumescenti

Vernice intumescente

Foto 1 | Applicazione di vernice intumescente

Si definiscono vernici intumescenti quei prodotti a base di acqua o solvente che, grazie a una particolare reazione chimica e in presenza di alte temperature successive ad una combustione, sviluppano una schiuma resistente al fuoco.
La pellicola di vernice antincendio, originariamente dello spessore di pochi millimetri, si gonfia aumentando fino a cento volte il proprio volume, formando delle vere e proprie bolle di schiuma compatte e resistenti al fuoco.

Dove possono essere impiegate?

Nel rivestimento di pilastri, travi e strutture portanti in materiali quali il cemento armato, il legno e l’acciaio.

Applicazione?

A spruzzo e in alcuni casi anche a rullo o pennello.

Pro?

La facilità di applicazione e il suo peso ridotto rendono questo sistema un’ottima soluzione protettiva.
L’effetto estetico delle strutture è mantenuto e l’impatto su elementi architettonici è minimo.
La pittura intumescente influisce positivamente sui tempi di resistenza delle strutture, è facile da applicare e da ripristinare in un secondo momento.

Contro?

Di contro queste vernici antincendio difficilmente ottengono classi di resistenza superiori ai 90 minuti nonostante il loro strato protettivo elastico. L’impiego di dosi eccessive di rivestimento, o la stesura non omogenea su tutta la superficie, possono rendere inefficace la protezione, creando fenditure e screpolature (scarso controllo dimensionale e quantità di utilizzo).

 

Lastre antincendio

Foto 2 | Lastre antincendio

Le lastre per isolamento termico in silicato di calcio idrato sono composte essenzialmente da calce, silice, cemento e rinforzate con speciali fibre a base di cellulosa esenti da amianto.
Vengono utilizzate per la posa di sistemi a cappotto sulle pareti esterne di edifici di nuova costruzione, o in interventi di restauro di edifici esistenti.

Dove possono essere impiegate?

Le lastre in calcio silicato possono essere applicate su tutti i tipi di murature, con o senza la necessità di strutture di supporto. 

Applicazione?

A seconda della superficie da coprire vengono sagomate e posate direttamente in cantiere.

Pro?

Una loro caratteristica importante è che non richiedono alcuna manutenzione particolare, infatti seguono la vita dell’edificio. Possono essere tranquillamente sostituite, proprio grazie alla loro semplicità di montaggio.

Contro?

La lastra antincendio modifica completamente l’aspetto estetico della struttura. L’ingombro non è mai inferiore ai 12mm e la resistenza agli urti è bassa. Impegnativa la movimentazione in cantiere per ingombro e taglio e, in caso di manutenzione, gli interventi risultano onerosi.

 

Intonaci antincendio

Foto 3 | Intonaco antifuoco

Vengono classificati come Intonaci Protettivi Antincendio quei prodotti che hanno una massa volumica compresa tra 600 e 1000 kg/m³,
come previsto dal D.M. 16/02/2007.

L’intonaco è l’ultimo strato di rivestimento di un edificio e ha contemporaneamente una funzione protettiva e una estetica. È una malta ottenuta miscelando acqua, un legante minerale e un inerte.
A questi componenti si aggiungono degli additivi, che permettono di intervenire e modificare le proprietà dell’intonaco protettivo antincendio.

Dove possono essere impiegate?

Murature, sia portanti che no, di blocchi in laterizio, calcestruzzo normale o leggero, solette piene e solai alleggeriti, travi, pilastri e pareti in calcestruzzo.

Applicazione?

A strati funzionali: rinzaffo, arriccio e finitura.

Pro?

Semplice e veloce nell’applicazione, è un sistema protettivo economico che permette di evitare di montare un eventuale doppio controsoffitto, uno REI e uno di finitura (diviene parte integrante della struttura). Poiché i tempi sono molto più rapidi, anche il costo della manodopera, di conseguenza, è più basso. Possibilità di utilizzo anche su piccole superfici.

Contro?

I “difetti” sono principalmente legati all’estetica, alla scarsa resistenza meccanica e alla sensibilità agli agenti atmosferici.
Per una buona riuscita di un intonaco antincendio occorre fare attenzione, oltre alla qualità dei componenti,
anche alla corretta posa in opera (tendenza allo scivolamento del materiale stesso).

Sono richiesti ampi spazi di lavoro in applicazione e generalmente sono interventi “sporchevoli” da eseguirsi solo in fase di cantiere.

Concludendo è bene notare come ognuno di questi sistemi sia indipendente dall’altro. Sarà quindi compito del progettista antincendio valutare la migliore strategia di utilizzo a seconda del tipo di struttura, del suo impiego e dei materiali utilizzati per la costruzione.

 

Hai bisogno di altre informazioni? Scrivici nei commenti oppure invia una e-mail a info@antifuoco.it

 

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